.

Conservatori-Liberali
Conservatori sui Valori - Liberali in Economia

Con gli Stati Uniti d'America, con Israele, per l'Occidente unito!


 
Iscriviti a conservatori_liberali

Sviluppato da it.groups.yahoo.com

8 febbraio 2012
PD(L)
 

In Italia ogni tanto si sente il bisogno di discutere e magari anche di litigare circa la legge elettorale. Certo, la nostra brillante classe politica, in vent’anni di transizione incompiuta, non è mai riuscita a delineare regole elettorali per i partiti, quantomeno decenti, capaci di garantire governabilità e di durare nel tempo. Figurarsi poi legare la riscrittura della legge elettorale ad un pacchetto organico di riforme istituzionali. Le poche cose fatte in questo campo, dopo il crollo della cosiddetta Prima Repubblica, si sono rivelate di scarso respiro ed ogni legge elettorale messa in pratica durante il ventennio perduto, si è sempre dimostrata peggiore della precedente. Quando gli italiani credevano davvero in un reale cambiamento e quindi si sarebbe potuto costruire addirittura il bipartitismo, venne istituito il Mattarellum, ovvero un mix di maggioritario e proporzionale che nel tempo, invece di semplificare, ha moltiplicato il numero dei partiti e reso sempre più ingovernabile l’Italia. Poi è arrivato il mitico Porcellum scritto dall’altrettanto mitico Calderoli, il quale ha solo prodotto liste piene di incapaci lacchè ed ha levato parecchio potere di scelta agli elettori, ma come il suo predecessore, non ha affatto rafforzato la stabilità dei Governi. Le ultime elezioni politiche del 2008 hanno in effetti semplificato il quadro parlamentare, ma la spinta è venuta più dagli italiani che non hanno voluto disperdere il proprio voto che dal Porcellum. In ogni caso, i fenomeni della Casta sono riusciti successivamente a sciupare il responso delle urne. Ora tutti riconoscono, a partire dal PdL, come il Porcellum sia davvero una porcata e pare ci sia l’intenzione generale delle forze politiche di superare l’attuale legge elettorale. I partiti hanno del tempo libero in questa fase in cui le grane più urgenti e rognose vengono affrontate dai tecnici di Mario Monti. Non è un male che vi sia la volontà, per ora solo annunciata, di riscrivere le regole del gioco, ma rischiamo di veder arrivare l’ennesimo papocchio, considerati i risultati del passato. Non è stato possibile avere una legge accettabile nel corso di quasi venti e lunghi anni e i nostri politici, bolliti ormai e relegati in un angolo dai tecnici, dovrebbero riuscire ora a scrivere qualcosa di sensato? Comunque, mai dire mai.

 

Il PdL ha avviato un giro di consultazioni con il resto del panorama politico italiano e pure con quelle forze attualmente non presenti in Parlamento come La Destra di Storace e Rifondazione Comunista. Ieri la delegazione pidiellina si è incontrata con i leghisti e i rappresentanti del PD. Le parole pronunciate al termine del vertice PdL-PD potrebbero far ben sperare, se solo questo Paese non avesse già visto troppi fallimenti e promesse mancate. I due maggiori partiti italiani hanno rilanciato l’impegno per una riforma che tenga conto di un assetto bipolare della democrazia e i più maliziosi hanno subito pensato che Berlusconi da una parte e Bersani dall’altra, vogliano fregare Lega, Terzo Polo e IdV per imporre quel bipartitismo che sembra continuamente alle porte e però non arriva mai. Alcuni si sono agitati perché il Cavaliere, guardacaso poco prima dell’incontro PdL-PD, ha attaccato i partiti più piccoli e la frammentazione che non produce mai nulla di buono. Noi diciamo: magari il Popolo della Libertà e il Partito Democratico avessero il coraggio di accordarsi in maniera forte, inventando l’antidoto capace di eliminare una volta per tutte la cronica balcanizzazione della politica di questo Paese. Tutto ciò ovviamente a patto che il PdL cessi di essere soltanto una cosa di Silvio e il PD inizi a far parlare anche chi non si fa dettare l’agenda dalla CGIL. Temiamo però che manchino sia il coraggio che le idee chiare. Questi due giganti dai piedi d’argilla avrebbero dovuto e potuto modernizzare la politica italiana già dopo le Politiche del 2008, ai tempi del cosiddetto Veltrusconi, invece siamo giunti al Governo dei Professori. A questo punto, francamente, sarebbe già un successo se i contatti fra i partiti producessero perlomeno una formula chiara e non un ulteriore pasticcio frutto di bassi interessi di bottega, da dover magari essere cancellato fra qualche anno. Non possiamo proprio diventare americani o inglesi? Allora si prenda esempio da quei sistemi proporzionali corretti che funzionano bene in Spagna o in Germania.    

6 febbraio 2012
Canaglie
 

La Russia e la Cina. La prima è guidata da un regime autoritario, la seconda da un sistema ancora totalitario a livello politico. Entrambe hanno fatto i conti con il Novecento in maniera discutibile. A Mosca, dopo qualche speranza sorta in passato con Gorbaciov e, checché se ne dica, pure con Boris Eltsin, si è imposto Vladimir Putin che mantiene da anni un potere enorme e fortemente accentrato, garantendo sì elezioni e la presenza di un certo numero di partiti, però non offrendo mai rassicurazioni su un reale superamento delle pessime abitudini ereditate dall’URSS e una vera conquista di nuovi diritti e di nuove libertà, tipici delle democrazie liberali. La Cina invece, è rimasta uguale a sé stessa sul piano politico, ovvero una dittatura comunista, anche dopo il collasso dell’Unione Sovietica e dei regimi dell’Europa orientale, ma ha concesso in economia ampie libertà, compiendo quei poderosi passi in avanti che tutti conosciamo. Sia l’una che l’altra, per quanto riguarda le relazioni con gli USA e l’Europa, si muovono furbescamente da parecchio tempo fra posizioni di dialogo e collaborazione e gesti di sfida come l’uso politico delle risorse naturali da parte di Putin, il revanscismo imperialista, sempre putiniano e il sostegno, a volte nemmeno troppo nascosto, a regimi che delinquono nei loro Paesi e minacciano la stabilità mondiale. Tutto questo sebbene Stati Uniti ed Europa non abbiano mai posto, durante la Storia più recente, marcati pregiudizi antirussi o anticinesi. Anzi, gli USA hanno costruito nel tempo un simbiotico legame, economico e commerciale, con la Cina. Evidentemente a Mosca e a Pechino permangono alcune scorie del passato. Infatti l’inaffidabilità di questi due grandi Paesi è tornata a farsi viva attraverso il veto opposto in sede ONU da entrambi sulla risoluzione che mirava ad inasprire le sanzioni e ad isolare ancor più il criminale siriano Assad, il quale sta attuando una violentissima repressione ai danni del proprio popolo che lotta affinché avvenga un cambiamento politico anche in Siria. Le notizie che giungono da quel Paese sono terrificanti e parlano di violenze, uccisioni e addirittura bombardamenti che non risparmiano neppure donne e bambini, ma russi e cinesi non ritengono di doversi emozionare più di tanto. Russia e Cina si sono assunte una responsabilità molto grave.

 

A questo punto gli Stati Uniti in primo luogo e l’Europa non possono rimanere inerti e devono fare qualcosa subito al fine di interrompere il bagno di sangue siriano, ignorando l’ONU se necessario. Sì, non sarebbe un delitto andare oltre le Nazioni Unite, visto e considerato che tale organismo, pur essendo nato con nobili intenzioni, spesso si ritrova ostaggio delle peggiori canaglie e del loro cinismo e talvolta complica, anziché risolvere, le varie crisi internazionali. George W. Bush aveva ragione! L’Occidente si è attivato in merito alla Libia ed è bene che ora si muova per mettere la parola fine ai massacri di Assad. Non bisogna escludere nessuna opzione, nemmeno la possibilità di un intervento militare, anche se prima occorre appesantire le sanzioni per far traballare il più possibile il Governo assassino come in effetti Washington ha promesso di fare, nonostante lo stallo al Palazzo di Vetro. Forse basterebbe mobilitare l’intelligence e qualche bravo professionista per eliminare dalla circolazione il dittatore di Damasco e i suoi fedelissimi nazistoidi del partito Baath. Se si vuole, tante cose possono essere fatte, anche senza l’ONU, tranne una e cioè: fare finta di niente. L’eventuale caduta di Bashar al-Assad sarebbe utile per molte ragioni. Ovviamente per prima cosa terminerebbe la sanguinosa repressione e poi il mondo avrebbe un tiranno in meno. Un’antipatica canaglia della cricca anti-israeliana ed antisemita guidata dall’Iran e della quale fanno parte anche i terroristi di Hezbollah.

2 febbraio 2012
Di nuovo Mitt
 

La fase iniziale delle primarie repubblicane è stata caratterizzata dalla quasi certezza della presenza di un solo candidato forte, destinato a conquistare la nomination in maniera abbastanza rapida. L’uomo subito vincente era ovviamente Mitt Romney. Sembrava che le Primarie del GOP dovessero risolversi in un breve lasso di tempo, ma poi in Iowa si è scoperto che il vincitore era un altro, ovvero Rick Santorum, mentre in South Carolina è tornato alla ribalta il vecchio leone conservatore, Newt Gingrich e il quadro è diventato più complicato per Romney. La Florida invece, conferisce nuova forza all’ex-Governatore del Massachusetts, pur lasciando intatta la possibilità di un tour elettorale molto lungo fino alla Convention generale di Tampa. Lo Stato della Florida è importante perché porta in dote un alto numero di delegati, ma Gingrich non molla e potrebbe tenere duro fino alla fine, magari ulteriormente rafforzato dalla probabile uscita di scena di Santorum che affiderebbe il proprio elettorato tradizionalista e religioso all’ex-Speaker della Camera. E’ realistica l’ipotesi di un lungo testa a testa fra Romney e Gingrich, fra moderati e conservatori del Partito Repubblicano. Una battaglia estenuante sino all’ultimo delegato potrebbe alla lunga favorire il nemico principale e cioè Barack Obama, ma non è detto. Anche il duello proprio fra Obama e Hillary Clinton, per le Presidenziali del 2008, fu interminabile e incerto e però alla fine vinsero i democratici e John McCain perse. E’ ovvio che debba giungere in ogni caso, prima o poi, una sintesi fra il centro e la destra del GOP. Allo stato attuale delle cose possiamo dire che Newt Gingrich è il personaggio che scalda di più il cuore dell’America profonda e conservatrice, ma Mitt Romney appare ancora come il candidato maggiormente capace di mandare a casa il Presidente Obama.

30 gennaio 2012
Rispetto
 

La scomparsa di un uomo politico come Oscar Luigi Scalfaro che ha attraversato tutta la Storia dell’Italia repubblicana, iniziando il suo cammino sin dall’Assemblea Costituente, non può lasciare indifferente nessuno. Però essa dovrebbe essere trattata con quel distacco, quella lucidità e quel rispetto, necessari dinanzi alla morte di un anziano signore di 93 anni. Invece, come accade spesso in Italia, prevalgono faziosità e retorica, anche di fronte al trapasso a miglior vita. Chi lo odiava, i berlusconiani in primis, ora nasconde a fatica un certo sollievo perché ci saremmo liberati di una sorta di mostro. Sul web alcuni ne dicono di tutti i colori, nonostante le parole di circostanza di Alfano. Mentre chi lo adorava, (PD, sinistre varie, manettari e gli amanti dello status-quo italico), lo descrive come un Padre della Patria, le maiuscole sono obbligatorie, coerente, pulito e immacolato. Forse Scalfaro non era né un essere immondo e nemmeno però un sant’uomo. Nel 1994, l’anno del primo Governo Berlusconi poi ribaltatosi, come Presidente della Repubblica agì senz’altro con un notevole protagonismo, ma si mosse nell’ambito di ciò che un sistema parlamentare come quello italiano gli permetteva di fare. Un sistema che poteva e può tuttora ignorare il risultato elettorale in alcune fasi. Un parlamentarismo ad oltranza effettivamente da cambiare circa il quale però proprio il Cavaliere non si è mai impegnato attraverso una grande riforma istituzionale. Poi il ribaltone fu possibile grazie soprattutto a Umberto Bossi. Se la Lega non avesse fatto saltare il tavolo nello stile di Rifondazione Comunista, Oscar Luigi Scalfaro non avrebbe potuto mettere in pratica le proprie oscure manovre. Detto questo, non è nemmeno possibile, oltre al cordoglio e al rispetto doveroso dinanzi alla morte, celebrare Scalfaro come un eroe o un esponente integerrimo delle sacre Istituzioni repubblicane. Alcune inchieste giudiziarie, dal Sisde alle trattative Stato-mafia, hanno lambito questa figura storica della Repubblica, sebbene poi i magistrati non abbiano voluto infierire più di tanto. Si parla di coerenza estrema e qui invece, pur sapendo che coloro i quali muoiono erano tutti dei bravi ragazzi come chi nasce è sempre bello e chi si sposa è ricco, dobbiamo segnalare la profonda incoerenza di un democristiano conservatore, quasi di destra e persino bacchettone, (famoso fu lo schiaffo a quella scostumata in decolté), finito poi a fare il Senatore a vita del PD e il tribuno in molte manifestazioni della sinistra. Si dice che fosse un guardiano della Costituzione. Verissimo, ma ciò non costituisce un merito perché è stato dannoso per il Paese l’aver sempre difeso una vecchia ed inadeguata Carta che, come vediamo da almeno vent’anni, non riesce a far funzionare alcun Governo ed osteggiato qualsiasi tentativo di riforma, anche quando sarebbe stata doverosa una spinta autorevole al cambiamento, ovvero nel '92, all’inizio del mandato al Quirinale, nel momento in cui Tangentopoli imperversava, i partiti storici vivevano i loro ultimi giorni di vita e bisognava costruire qualcosa di nuovo e però solido e forte di robuste radici. Che riposi in pace!

27 gennaio 2012
Mai più!
 

Anche durante questo 27 gennaio 2012 ci fermiamo un momento per celebrare la Giornata della Memoria e ricordare l’orrore della Shoah. E come negli anni precedenti, anche in questo dobbiamo tenere vivo il ricordo affinché un simile abominio non si ripeta mai più e stimolare all’attenzione verso vari fenomeni di antisemitismo, intolleranza e odio nei confronti di Israele, che in Italia, in Europa e in minima parte persino negli USA, tardano a morire e possono ancora produrre effetti nefasti. Tutto questo, oltre all’obbligo di non sottovalutare mai regimi come quello iraniano e vari gruppi terroristici tipo Hamas o Hezbollah che perseguono come obiettivo la distruzione completa dello Stato ebraico, quindi una sorta di “pulizia” non troppo differente da quella messa in pratica da Adolf Hitler. In Italia abbiamo concluso il 2011 con una lista nera di ebrei inserita sul web da parte di un gruppo neonazista e un Professore di liceo incitava a negare l’Olocausto. In Europa mietono consensi dei partiti di estrema destra che se da un lato mettono in discussione anche giustamente quel carrozzone chiamato UE, dall’altro fanno leva sui nazionalismi peggiori del Vecchio Continente.  Anche negli Stati Uniti qualcosa di negativo c’è. Uno dei candidati repubblicani in corsa per le Primarie, tale Ron Paul, purtroppo sostenuto in particolare da diversi giovani, vede gli ebrei dietro ad ogni aspetto negativo degli USA e del mondo, pertanto demonizza un intero popolo proprio come facevano i nazisti e la Storia insegna che queste criminalizzazioni generalizzate, sebbene incomincino sempre con le parole, non possano che provocare fatti tragici. Teniamo gli occhi bene aperti!

24 gennaio 2012
Un po' poco
 

Giunse così il giorno delle liberalizzazioni di Mario Monti. Chi le aspettava, pur senza sognare una rivoluzione, rimase freddino e deluso, mentre chi le bocciava ancor prima di conoscerle nei dettagli, continuò a protestare e magari anche a scioperare. Questo è un po’ il succo della storia di questi ultimi giorni. Coloro i quali desiderano invano da anni un’Italia più liberale, compreso chi scrive su questo blog, non confidavano in una liberalizzazione a 360°, poiché consapevoli dei limiti di questo Paese, ma volevano veder arrivare quantomeno dei buoni provvedimenti in alcuni settori che potessero rappresentare l’inizio di un approccio migliore e diverso dai pasticci combinati dalla politica, eppure i liberali non si sono potuti permettere nemmeno questa soddisfazione. Poche cose, messe a punto senza particolare coraggio e con il timore costante di non offendere troppo le mille corporazioni e chi urla di più. Non sono mancate quindi le retromarce circa diversi annunci che invece facevano ben sperare. Il modo di operare del Governo Monti non si discosta poi molto da quello degli esecutivi politici, guidati sia da Berlusconi che dall’allegra brigata di centrosinistra. Qualche aspetto positivo c’è, nelle liberalizzazioni montiane, però non basta! Ricordiamoci sempre che qui non siamo negli USA o in Gran Bretagna, ma in un’Italia che ha avuto la sinistra democristiana, le Partecipazioni Statali e poi i Governi inconcludenti della Seconda Repubblica, pertanto servono cambiamenti incisivi, seppur graduali ed applicati di volta in volta a questa o quella categoria. Non si poteva fare tutto e subito come dice Vittorio Feltri, ma perlomeno si sarebbe dovuto far bene in quei campi presi in esame.

 

Dobbiamo accogliere la giusta separazione fra Snam rete gas e Eni che innoverà, aprendola alla concorrenza e al mercato, la gestione degli impianti di distribuzione del gas. In questo caso il consumatore avvertirà dei miglioramenti in termini di qualità e prezzo. Vi sono poi altre modifiche che dovrebbero andare nella direzione di una maggiore flessibilità liberale per quanto concerne i benzinai, i mutui presso le banche e l’apertura di nuove imprese da parte dei giovani. I benzinai potranno rifornirsi da qualsiasi produttore o rivenditore, superando l’attuale sistema di esclusiva. Se viene richiesta un’assicurazione per l’erogazione del mutuo le banche saranno tenute a sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti compagnie assicuratrici. Infine i giovani sotto i 35 anni di età che vorranno avviare un’attività imprenditoriale, potranno aprire una Srl semplificata con solo un euro da versare come capitale e senza l’obbligo di ricorrere al notaio. Non male l’idea della Srl semplice per gli under 35, ma chi governa non può dimenticare che per stimolare una nuova imprenditorialità occorra anche e soprattutto diminuire la pressione fiscale. Per il resto purtroppo, tante occasioni perse. Qualche ritocco per professionisti e notai, ma gli Ordini rimangono lì dove sono. Aumenterà il numero delle farmacie a scapito ancora delle parafarmacie e questa può essere tutto tranne che una liberalizzazione. I Professori hanno fatto completo dietrofront circa la libera vendita dei farmaci di fascia C. Anche per quanto riguarda i taxi non è stato liberalizzato un bel nulla, sebbene molti tassisti rimangano arrabbiati come belve. E’ stata inventata un’Autorità delle reti alla quale spetterà il compito di determinare con l’accordo dei Sindaci il numero delle licenze città per città. Senza dubbio in un Paese già sufficientemente dirigista come il nostro, di tutto c’era bisogno fuorché di una nuova Authority. Ora il Governo promette riforme nel mondo del lavoro. Benissimo, però che la montagna non partorisca un nuovo topolino dopo le cosiddette liberalizzazioni, altrimenti ci rimarranno solo le tasse, le accise inique sui carburanti e i conseguenti scioperi dei Tir che proprio in queste ore stanno bloccando l’Italia.  

20 gennaio 2012
Provinciali
 

Avere un nemico a disposizione, un cattivo di turno sul quale riversare ogni tipo di frustrazione, fa sempre comodo. In Italia siamo abbastanza bravi nell’addossare tutte le colpe a qualche soggetto terzo, meglio se straniero, senza cercare di risolvere quei problemi che possono invece essere affrontati rimanendo sul suolo nazionale. Ora tocca alle famigerate agenzie di rating americane, viste come il demonio in persona da settori della politica e finanche della Giustizia italiana. Perché le tre sorelle del rating, (Standard & Poor’s, Fitch, Moody’s), sono così detestate da alcuni parlamentari, giornalisti e magistrati del Belpaese? Semplice, perché mettono nero su bianco quella che è la realtà economico-finanziaria dell’Italia, peraltro già nota a chiunque abbia un minimo di cervello per giudicare. Una parte del Paese, immatura e provinciale com’è, invece di prendere atto delle analisi e lavorare affinché determinate lacune della Penisola vengano via via colmate, si arrabbia, vede complotti anti-italiani ovunque e lancia strali demagogici contro i signori del rating. Non solo, qui vogliamo pure processare, nel vero senso della parola, queste diaboliche agenzie che ci turbano il sonno. La Procura di Trani, (chissà poi perché proprio questa piccola Procura, bah), ha deciso di accelerare un’inchiesta già avviata durante la scorsa estate e ha spedito la Guardia di Finanza negli uffici milanesi di Standard & Poor’s, rea di aver declassato giorni fa l’Italia. Probabilmente i Giudici di Trani non riusciranno nemmeno a fare il solletico a S&P, a parte guadagnarsi qualche pagina sui giornali e purtroppo sperperare del denaro pubblico per nulla. Ma il problema è capire semmai quale sia il livello di raziocinio di questi magistrati che indagano su un soggetto privato che fa esclusivamente il proprio lavoro. Le agenzie di rating sono da denunciare piuttosto quando non vedono le magagne, com’è successo con i mutui subprime e non nel momento in cui fotografano situazioni innegabili che tutti possono constatare. Anzi, questi analisti, se fanno il loro dovere come si deve, sono persino utili al fine di spingere i Governi all’azione. Quindi non vi sono proprio dei motivi ragionevoli che possano giustificare le mosse della Procura di Trani. Sì certo, immaginiamo pure il solito quadretto di oscuri capitalisti, grembiulini e potenze straniere, ma il complottismo non è quasi mai razionale e chi serve lo Stato nelle Procure dovrebbe invece muoversi su fatti concreti e non tramite impressioni o perché su internet si dice che il mondo sia dominato in realtà da quattro o cinque cosiddetti Illuminati. La cosa tragica è che qualcuno in Parlamento e nella politica plaude all’iniziativa giudiziaria di Trani. Chi batte maggiormente le mani? Con tristezza dobbiamo assistere agli incitamenti di una fetta del PdL. I sedicenti rivoluzionari liberali sono gli alfieri di quell’Italietta più provinciale che non vuole cambiare mai e si incavola se alcuni le fanno notare il suo immobilismo cronico. S&P ha recentemente declassato mezza Europa e non solo l’Italia, facendo oltretutto perdere all’orgogliosa Francia la tripla A, ma nessuno si è sognato di inviare un avviso di garanzia a Standard & Poor’s. Il Commissario europeo Olli Rehn, a dire il vero, ha fatto riferimento ad un conflitto d’interesse delle agenzie di rating che favorirebbe il Governo di Washington. Senza dubbio questo signore avrebbe fatto meglio a tacere siccome almeno una delle tre sorelle del rating ha tagliato tempo fa la tripla A proprio degli Stati Uniti, quindi certi favoritismi non si vedono, ma non ha parlato affatto di inchieste giudiziarie da avviare a carico di questi dannati professionisti del downgrade. In Europa si sta facendo largo l’idea di una maggiore concorrenza nel campo del rating e quindi del bisogno di aggiungere almeno una voce in più, perciò un’agenzia europea, come ha sostenuto anche Mario Draghi. Ecco, su ciò si può discutere mentre con le guerre ideologiche non si va da nessuna parte.

19 gennaio 2012
Che razza di Giustizia....
 

Da anni si parla di riformare la Giustizia italiana perché spesso vi sono carenze e lacune evidenti, i magistrati non pagano mai per i loro errori e talvolta sono mossi da protagonismo mediatico ed interessi politici, infine i processi si perdono in lungaggini estenuanti. Lo ha riconosciuto in parte l’attuale Ministro della Giustizia Paola Severino e prima di lei, tutti i Governi guidati dal centrodestra e diversi esponenti del centrosinistra, sebbene chi proviene dal vecchio PCI sia sempre stato abbastanza complice di alcuni Pm. Finora però nessuno ha levato concretamente le incrostazioni del sistema giudiziario italiano, nemmeno i falchi del berlusconismo più barricadero. Eppure qualcosa andrebbe fatto, con lucidità e senza quel clima da guerra civile dell’era di Silvio. Qui diverse cose non vanno e non tornano. Prendiamo due esempi significativi dell’attualità. Lele Mora e Francesco Schettino. Il primo è in carcere da mesi per bancarotta fraudolenta e nonostante sia evidente com’egli faccia fatica a sopportare la detenzione, i magistrati non hanno alcuna intenzione di farlo uscire dalla galera. Il secondo invece, dopo aver rovesciato ed abbandonato un transatlantico carico di 4000 persone, è stato subito spedito a casa agli arresti domiciliari. Insomma, Lele Mora sarà pure stato un furfante o un furbone troppo sicuro di sé, ma non ci sembra sia morto nessuno per causa sua. Mentre circa il Comandante della Costa Concordia sono emerse delle responsabilità gravissime, anche se bisognerà ancora indagare e magari scoprire altri colpevoli, oltre a Schettino che, comunque vadano le inchieste, pare non possa essere giustificato in alcun modo.

17 gennaio 2012
La Lega si slega
 

Fra gli avversari e i detrattori della Lega Nord, alcuni hanno usato spesso il seguente slogan: la Lega ti frega! Ora però potremmo dire: la Lega si slega! Sì, perché mai come in questo momento la Lega è stata così litigiosa e divisa al proprio interno. Nel corso degli anni non sono mancati vari mal di pancia da parte di esponenti anche autorevoli come l’ideologo Gianfranco Miglio, ma la base è sempre rimasta sostanzialmente unita dietro al grande Capo Bossi che perciò durante gran parte dell’esistenza del Carroccio, ha potuto imporre il proprio pensiero su tutti, mettendo alla porta i dissidenti senza troppe storie. Oggi la situazione è diversa perché è in primo luogo la base a trovarsi alquanto agitata e non proprio sbilanciata a favore del vecchio leader e di chi gli sta più vicino, il cosiddetto cerchio magico. Poi, lo stesso Umberto Bossi non è più il medesimo Capo di diversi anni fa. Non è divenuto improvvisamente rispettoso di quelle logiche democratiche che dovrebbero esistere in un partito, ma è stanco a livello fisico e fiaccato dalla malattia. Combatte ancora, però non più come prima. Proprio Roberto Maroni, per gli amici Bobo, ebbe il coraggio di sfidare il Conducator in canotta già nel 1994, dopo il ribaltone leghista compiuto ai danni del primo Governo Berlusconi. Allora le parti erano invertite rispetto ad ora: Maroni non concepiva il distacco dal Cavaliere, mentre per Bossi, Silvio era Berluskaiser o anche peggio. In quella fase l’ex-Ministro dell’Interno dovette poi tornare nei ranghi con la coda fra le gambe, facendo peraltro una figura barbina, perché la base a malapena lo sopportava. Adesso le sezioni e le Federazioni provinciali sono in maggioranza con Bobo che appunto torna a distinguersi dalla classe dirigente bossiana. Infatti oggi è Bossi ad interpretare la parte conciliante disposta pure ad innestare la retromarcia al fine di scongiurare rotture pesanti. Certo, la fatwa su Maroni è stata una cantonata colossale che addirittura ha rafforzato l’ex-titolare del Viminale e i suoi “maroniti”. Va bene che la Lega non è mai stata un partito tanto democratico, ma giungere ad impedire di parlare ad un personaggio che non è proprio un leghista qualunque, beh, è sembrato a tutti assurdo e degno più dell’Iran che della verde Padania. Già la base è incavolata per tante ragioni, alcune delle quali comprensibili, ma se si tenta di mettere a tacere brutalmente uno che ha contribuito a fondare la Lega, è chiaro che si crea il disastro. Comunque, pare sia avvenuto un chiarimento fra Bossi e Maroni. Può darsi che ormai il Senatur sia manovrato e consigliato male dal cerchio magico e dai parenti, forse i veri ideatori dell’editto sull’ex-Ministro e di tante altre mosse come gli investimenti in Tanzania che stanno facendo arrabbiare non pochi militanti. Qualcuno crede che fra Umberto e Roberto vi sia in realtà un abile gioco delle parti finalizzato a tenere aperti tutti i canali disponibili. Siccome la Lega è rimasta spiazzata dagli eventi di una crisi che ha aggredito l’Italia nella maniera che conosciamo e portato al Governo tecnico, non sa bene che pesci pigliare, nonostante alcuni roboanti proclami secessionistici, quindi è bene che da un lato Bossi e i maghi del cerchio lavorino affinché i legami con il PdL non si spezzino del tutto e dall’altro i maroniti tengano all’interno del movimento la rabbia e la sfiducia che arrivano dal territorio. Ciò è plausibile sebbene paia altrettanto evidente il formarsi di un solco sempre più difficile da nascondere. Il ruolo dell’opposizione avrebbe dovuto far bene alla Lega perché protestare è notoriamente più facile che governare e a maggior ragione dinanzi ad un Governo come questo che finora non ha brillato e non è nemmeno politico. Invece il Carroccio soffre, manco fosse un partito di ex-democristiani.

13 gennaio 2012
Avanti col decreto
 

Più passa il tempo ed attraversiamo quindi stagioni politiche diverse, più ci accorgiamo di quanto sia complicato apportare dei cambiamenti positivi in questo Paese. Benito Mussolini non aveva sempre ragione, ma con l’affermazione secondo la quale governare gli italiani non è difficile, bensì è inutile, diceva una cosa sensata. Non che tutti gli italiani siano delle teste dure, dei buzzurri che meritano soltanto dei calci nel sedere e non una buona politica, però è evidente come pessime classi dirigenti, politiche e sindacali, assieme a varie corporazioni, abbiano sempre e solo pensato ai propri interessi di bottega, limitando le potenzialità dello Stivale ed abituando molti cittadini all’immobilismo. Infatti quando raramente qualcuno prova anche solo a proporre qualche modifica, pur blanda, allo status-quo, esce subito questa o quella associazione di categoria a minacciare sfracelli, sempre, è ovvio, in difesa dei già occupati o garantiti e a scapito dell’ingresso nel sistema di nuove energie e degli interessi dei consumatori. Tutto ciò sta capitando adesso, di fronte alle possibili liberalizzazioni del Governo Monti. Finora i tecnici hanno più deluso che incoraggiato il Paese, agendo come politici di bassa lega, ovvero spremendo a suon di nuove tasse i soliti noti. Si sperava che la Manovra contenesse sia sacrifici che benefici per l’economia e così non è stato. La cosiddetta fase due delle riforme è stata sganciata dai primi provvedimenti e rimandata. Però, stando almeno alle parole di Monti, questi dovrebbero essere i giorni clou dell’azione riformatrice dei Professori. Ecco, proprio ora che il Governo pare intenzionato a fare qualcosa di più interessante rispetto al solito inasprimento fiscale e quindi bisognerebbe semmai pungolarlo in modo costruttivo affinché faccia presto e bene, alcune categorie, i tassisti per primi, parlano di inferni e pure di morti che potrebbero scappare, peraltro quando il contenuto del decreto sulle liberalizzazioni è ancora sconosciuto. Categorie appoggiate da una parte della politica. Il PdL, alla faccia di quella rivoluzione liberale sempre promessa e mai realizzata, dimostra di essere il partito delle corporazioni e del socialismo. La Libertà, con la L maiuscola, è andata a farsi benedire. Sulle tasse montiane i berlusconiani si sono ben guardati dall'avanzare delle osservazioni, mentre sulle liberalizzazioni è tutto un fiorire di distinguo. Anche Vittorio Feltri solidarizza con le auto bianche che provano a bloccare l’Italia e a spaventare il Governo. Nel 2007 riuscirono ad intimorire Bersani, sostenuti anche allora dai settori socialisteggianti del centrodestra. Il ragionamento di Feltri e di parecchi pidiellini è questo: le liberalizzazioni o si fanno a 360°, colpendo tutti, oppure è meglio mantenere lo status-quo e poi, non è giusto prendersela con categorie deboli e non sindacalizzate come appunto i tassisti, i farmacisti, gli edicolanti e i notai. In questo modo non si aiuta la crescita economica, dicono dalle parti di Berlusconi.

 

Intanto, in un Paese dove normalmente non si riesce a liberalizzare e a sbloccare alcunché, se qualcuno inizia a fare certe liberalizzazioni qua e là, possiamo già esserne lieti e sentirci autorizzati ad esternare un lieve ottimismo su un’eventuale modernizzazione anche di questa vecchia e stanca Italia. Da una parte o dall’altra occorrerà pur iniziare o no? Tutto e subito, è auspicabile, ma impensabile nel Belpaese. Poi, passi per gli edicolanti che in effetti non hanno una grande forza, però per definire deboli i tassisti, i farmacisti e i notai, ci vuole un bel coraggio. Vero, sul piano dei guadagni i conducenti delle auto di piazza non possono essere confusi con le altre categorie prese di mira, ma proprio impotenti non sembrano, visti i massicci blocchi che sono in grado di organizzare nelle città italiane, i quali, come abbiamo detto, già fecero indietreggiare il povero Pierluigi Bersani nel 2007. Altresì farmacisti e notai forse guadagnano un po’ di più di un manovale. Vi è un’opposizione pregiudiziale e provinciale ad eventuali misure che senz’altro non risolverebbero da sole tutte le magagne italiane, però potrebbero quantomeno generare più occupazione ed abbassare i prezzi per i consumatori. La concorrenza, quella vera, produce automaticamente prezzi ragionevoli e servizi di qualità. Certo, in Italia siamo furbetti e riusciamo ad inquinare la libera competizione nel mercato anche laddove giungono le privatizzazioni, ma dove esiste una cultura liberale più radicata, le ventate di flessibilità hanno quasi sempre portato dei vantaggi al consumatore. Proprio i nostri tassisti paventano ogni giorno l’arrivo, a Milano o a Roma, di uno scenario newyorchese. Cosa ci sarà mai di così terribile nella Grande Mela? Vi sono taxi, molti taxi, reperibili ad ogni ora e in qualsiasi angolo della metropoli. Offrono un servizio ottimo e a prezzi contenuti, comunque assai più economici delle tariffe romane o milanesi. Il conducente è spesso gentile ed effettua il trasporto nel minor tempo possibile, percorrendo le strade meno trafficate e senza infilarsi apposta dove c’è più caos per allungare i minuti della corsa, come invece accade a volte in Italia. Il lavoro del tassista a New York rappresenta uno sbocco occupazionale per molti, sia americani che immigrati stranieri. E’ chiaro, i taxi newyorchesi sono sempre in movimento alla ricerca di clienti e quasi mai stazionano in posti assegnati, magari con il conducente sopra che aspetta e nel frattempo legge il giornale. Sarà forse questo che spaventa tanto i tassinari nostrani. Il Governo Monti proceda in fretta con il decreto sulle liberalizzazioni che dovranno riguardare anche i tassisti, ma ovviamente non solo loro. Non tema le serrate delle auto bianche e pensi piuttosto all’interesse primario di tutti e cioè alla modernizzazione di un Paese che è tristemente ultimo nelle classifiche internazionali della libertà economica. I tassisti che pretendono di bloccare un’intera Nazione, non protesteranno in eterno e torneranno prima o poi al loro lavoro. Fra l’altro, è legittimo protestare, però c’è un limite a tutto e certi eccessi possono essere sanzionati. Gli utenti potrebbero, altrettanto legittimamente, organizzare una contro-serrata, usando mezzi pubblici diversi dal taxi ed in effetti pare che qualcosa stia nascendo tramite un passaparola su Twitter. Mario Monti deve andare avanti con le liberalizzazioni e determinati cambiamenti strutturali, altrimenti non avrebbe senso la permanenza dei tecnici a Palazzo Chigi.

sfoglia
  
Rubriche
Link
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Curiosità
blog letto 315198 volte