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	<title>Conservatori-Liberali</title>
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		Conservatori sui Valori - Liberali in Economia
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        <title type="html"><![CDATA[Moody's inquieta Pier]]></title>
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          <![CDATA[
		  &nbsp;<font size=3><span>
<p align=justify>Ai politici italiani piace molto tirare per la giacchetta in base alle convenienze questa o quella Istituzione, italiana o internazionale, oppure anche società private, dotate però di una certa influenza a livello mondiale, come le agenzie di rating. Chi si trova all’opposizione quasi applaude di fronte ai vari downgrade che ogni tanto vengono espressi circa il sistema Italia da Fitch, Standard &amp; Poor’s e Moody’s, mentre le forze di maggioranza non si fanno scrupoli nel parlare apertamente di complotti anti-italiani. Quando Palazzo Chigi era occupato da Silvio Berlusconi, gran parte del PdL e i giornali vicini al Cavaliere blateravano di oscure trame ai danni del Belpaese coordinate dalle famigerate agenzie con la complicità persino del Governo USA. Invece tutti gli altri, (Casini, Bersani, Di Pietro), tacevano, quasi felici nel vedere l’Italia berlusconiana periodicamente declassata, oppure attribuivano le colpe per quelle bocciature non a chi bocciava, bensì a coloro i quali avevano la responsabilità di governare il Paese e latitavano sul fronte delle riforme. Pierferdinando Casini era fra quelli che più impartivano lezioni al Governo Berlusconi, anche di correttezza istituzionale ed internazionale, ma ora la musica del Pier è radicalmente cambiata. Adesso c’è Mario Monti, del quale Casini è un acritico sostenitore, quindi se Moody’s declassa le banche italiane è perché fa parte, secondo il leader UDC, addirittura di un disegno criminale. Casini è diventato lo Stracquadanio dei Professori. Prima le cose non andavano bene e senz’altro il colpevole era Silvio Berlusconi e non certo le agenzie di rating, ma oggi per quei tanti problemi che continuano a non vedere una soluzione, le responsabilità vanno sempre ricercate a Palazzo Chigi e quindi dalle parti del Prof. Monti, non oltreoceano caro Pier! ABI e CONSOB svolgono il loro mestiere e fanno anche bene ad andare a fondo sui vari downgrade, ma i politici farebbero meglio a tacere.</p></font></span>
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        <published>2012-05-16T08:41:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Anche Angela....]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  &nbsp;<font size=3><span>
<p align=justify>Anche la potente Angela Merkel paga per la crisi in atto in Europa. Hanno già pagato in molti prima di lei ed ovviamente non poteva esimersi la donna che di fatto ha finora guidato l’UE alla ricerca di soluzioni per eliminare l’instabilità dell’Euro e dei conti pubblici di vari Paesi europei. La CDU della Cancelliera è stata umiliata dalla SPD nelle elezioni tenutesi ieri nel Land del Nord Reno-Westfalia. La linea del rigore a tutti i costi anche senza crescita, già detestata in più Paesi dell’Eurozona, inizia ad essere mal sopportata persino in Germania. In effetti, se per il momento le ricette di Angela Merkel si sono rivelate crudeli soprattutto per gli anelli deboli della catena UE come Grecia, Spagna, Portogallo e pure Italia, in una prospettiva futura esse potrebbero rivelarsi dannose per la stessa Germania, in particolare per l’export tedesco. Viene anche bocciata la limitante filosofia dell’Europa perennemente a metà del guado dove i Paesi membri perdono sovranità nazionale e però non si arriva mai a costruire una Nazione europea. Così com’è, l’UE non può andare avanti. O prosegue in un’integrazione più intensa oppure torna indietro alle valute nazionali.</p></font></span>
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        <published>2012-05-14T10:15:00Z</published>
        <updated>2012-05-14T10:15:00Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[C'è poco da ridere]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  &nbsp;<font size=3><span>
<p align=justify>Molti esponenti del PdL e del giornalismo gravitante attorno all’area di centrodestra, contavano di farsi delle belle e grasse risate a proposito di Nicolas Sarkozy, già reo di aver deriso l’Italia di Berlusconi. In effetti il detestato marito di Carla Bruni è stato sconfitto, però i berlusconiani non hanno comunque di che ridere e non solo perché all’Eliseo è giunto il socialista Hollande il quale non sarà certamente migliore di Sarkozy. Il destino ha voluto che nel medesimo giorno del secondo turno delle Presidenziali francesi, si svolgessero in Italia delle consultazioni amministrative dalle quali, come sappiamo, proprio il PdL è uscito con le ossa rotte. Certo, si è verificata una debacle generale di tutti i partiti tradizionali e soprattutto di quelli che appoggiano il Governo Monti, a favore dell’antipolitica di Beppe Grillo, ma la performance del Popolo della Libertà è stata la peggiore. Senza più l’impegno e la presenza di Silvio Berlusconi che preferisce fuggire in Russia dal suo caro amico Putin, il PdL fa molta fatica a conquistare buone percentuali elettorali e dimostra tutta la debolezza di un soggetto politico costruito per un uomo solo e non nato già da una sintesi ideale di diverse identità. Poi c’è un’incoerenza di fondo con la quale il PdL gestisce il proprio sostegno al Governo tecnico. Qualcuno si limiterà ad attaccare con una certa facilità Angelino Alfano e la sua mancanza di quid, ma il Segretario non è il solo colpevole perché pure nel PdL esiste un cerchio magico come dice giustamente Galan. Casini ama alla follia tutte le misure che vengono prese dai Professori e lo dice apertamente senza se e senza ma, quindi il leader UDC è perlomeno lineare, mentre i pidiellini a parole operano diversi distinguo e nei fatti però non ostacolano la politica montiana di terrorismo fiscale e recessione economica. L’incoerenza è questa e gli elettori hanno provveduto a segnalarla. </p></font></span>
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        <published>2012-05-10T07:55:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Cameron faccia il Tory]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  &nbsp;<font size=3><span>
<p align=justify>Anche nel Regno Unito si è verificato quanto già avvenuto o prossimo ad avvenire in diversi Paesi europei. Nonostante tutti i tentativi messi in atto finora, la crisi dei debiti pubblici europei, dell’area Euro e di alcune economie che faticano a tornare a crescere, non accenna a diminuire e non risparmia neppure quei Paesi UE che non utilizzano la valuta comune come appunto la Gran Bretagna, ripiombata in recessione. Quindi chi ora si trova al Governo di un qualsivoglia Paese del Vecchio Continente, viene automaticamente ritenuto responsabile di ogni cosa che non va e rischia di ricevere solo ceffoni dall’elettorato. Infatti le elezioni amministrative in Gran Bretagna sono andate male per i due partiti di Governo, Tories e Libdem, mentre sono andate bene per l’opposizione laburista. Il Premier David Cameron ha subìto uno smacco anche personale. Il Partito Conservatore ha perso quasi ovunque, ma almeno è stato riconfermato al Comune di Londra. Potremmo giudicare ciò come una consolazione per niente magra, in grado di attenuare lo sconforto di Cameron, se solo però il Sindaco riconfermato non fosse Boris Johnson, il conservatore scapigliato detestato dal Premier che non risparmia mai critiche al Governo nazionale e sembra propenso a fare carriera in Parlamento e all’interno dei conservatori. La sconfitta di Cameron è dipesa senz’altro dalla crisi economica, ma non solo. Anzitutto sia i Tories che i Libdem pagano per il fatto di stare assieme al Governo. In un Paese davvero poco abituato alle coalizioni governative, i sostenitori del Partito Conservatore ritengono che la loro forza politica di riferimento si comprometta troppo con politiche centriste, mentre i fans dei liberaldemocratici hanno la sensazione di uno scivolamento a destra del loro partito. Questo Governo non è il massimo per nessuno, ma del resto Cameron e il libdem Nick Clegg si sono dovuti arrangiare con l’unica soluzione possibile uscita dalle scorse elezioni politiche. E’ ovvio che si debba scendere a compromessi se si condivide il Governo con altri partiti, ma una fetta non piccola del Partito Conservatore accusa il Premier di essersi discostato eccessivamente dagli insegnamenti dell’ultimo grande leader del conservatorismo britannico e cioè Margareth Thatcher, l’indimenticabile Lady di ferro. David Cameron sarebbe un conservatore all’acqua di rose incapace di mobilitare la base Tory e gli inglesi. Forse non si tratta di critiche infondate. Diciamo che il Cameron poco thatcheriano non nasce certo a ridosso di queste elezioni locali, ma già durante la conquista della leadership del partito, ancor prima di insediarsi a Downing Street, egli parlava di superamento di alcuni aspetti del thatcherismo. Si riferiva in particolare al liberismo economico, secondo lui da moderare. Poi nel corso dell’esperienza di Governo si è dimostrato coerente con la tradizione Tory, perlomeno su determinati fronti come il rapporto fra Londra e Bruxelles e sono spuntate idee interessanti tipo la Big Society. Per quanto annacquato sia, il Premier britannico esprime un conservatorismo che in Italia sarebbe già prezioso. Nel Regno Unito viene tagliata prima la spesa pubblica invece dell’aumento delle tasse, a differenza di ciò che succede a Roma con Mario Monti. Anche il Governo Cameron-Clegg ha varato nuove imposte, ma non al livello dei Professori italiani. Però evidentemente le cure cameroniane non sono state sufficienti finora e forse la Gran Bretagna preferirebbe anche un liberismo meno moderato. Cameron ha sbagliato sin dall’inizio a considerare le politiche thatcheriane come un fatto esclusivamente del passato e senza dubbio non sono state apprezzate le uscite radical-chic sui matrimoni gay. Da un leader conservatore ci si aspetta altro e al Premier britannico conviene tornare a fare il Tory senza troppe fughe in avanti, pur con alcuni cedimenti inevitabili in un Governo di coalizione.</p></font></span>
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        <published>2012-05-07T10:37:00Z</published>
        <updated>2012-05-07T10:37:00Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[La rivolta di Bobo]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  &nbsp;<font size=3><span>
<p align=justify>Se Umberto Bossi e la sua famiglia, insieme ai maghi del cerchio, in questo momento stanno piangendo, Roberto Maroni, per gli amici Bobo, con i suoi barbari sognanti non ha nemmeno molto da ridere. Intanto il Senatur ha dichiarato che si ricandiderà alla Segreteria della Lega, lasciando intendere quindi di non essere ancora disposto, per quanto acciaccato, ad offrire tutto il partito ai maroniani. Poi vi è la questione assai complicata del rilancio di una forza politica travolta da scandali ed inchieste giudiziarie la quale, come il PSI di Craxi e Martelli, potrebbe stentare a rialzarsi anche con una leadership del tutto nuova o quantomeno non troppo coinvolta nei vari episodi di corruzione e malcostume. Il paragone fra Maroni e Claudio Martelli non è poi così inopportuno. L’ex-Ministro dell’Interno sa bene che l’impresa mirata a rilanciare il Carroccio non sarà per niente semplice ed è altresì consapevole che non è sufficiente l’attacco continuo verso il cerchio magico, immondo e corrotto, bensì occorre un’azione politica all’esterno al fine di tornare a convincere e motivare gli elettori. Non a caso Maroni ha ripreso l’idea, indirizzata perlopiù verso l’IMU, della rivolta fiscale, già accarezzata qualche anno fa dalla Lega, sebbene più per lanciare una boutade che per fare una cosa seria. </p>
<p align=justify></p>
<p align=justify>Da questo blog non è mai stato espresso grande amore per la Lega Nord, sia per la sua versione cerchio magica che per quella barbara e sognante, ma non ci dispiace parlare di rivolta fiscale. A scanso di equivoci, in presenza di uno Stato onesto che chiede soldi ai cittadini in base alla quantità e alla qualità dei servizi che eroga, le tasse devono essere pagate. Le imposte non sono mai bellissime come diceva Padoa Schioppa, ma sono parte di quei doveri del cittadino se riescono ovviamente a mantenersi eque, trasparenti, comprensibili per chi le deve versare e in una percentuale sufficiente a far funzionare i servizi pubblici e non studiata per soffocare l’economia. Però è legittimo parlare di rivolta fiscale dinanzi ad uno Stato cialtrone come quello italiano che preleva a lavoratori ed imprese più di quanto guadagnino, crea il caos attraverso una quantità esorbitante di balzelli e se deve rimborsare il contribuente, si prende tempi biblici. Tutto questo per mantenere strutture pubbliche spesso sprecone dove contano più le nomine spinte dalla politica che il merito ed una Casta parlamentare che gode di privilegi immensi ed ingiusti. Questo non è grillismo, ma la constatazione della brutta realtà italiana. Un fisco iniquo, tremendo con i deboli tramite l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia e facilmente imbrogliabile dai furbetti. Un sistema che sta facendo chiudere parecchie imprese e spinge ogni giorno qualche disperato al suicidio o a commettere gesti insani come è accaduto ieri a Bergamo. Anche se il Premier Monti esprime sdegno, possiamo permetterci di pensare a forme di ribellione fiscale perché in larga maggioranza abbiamo sempre pagato ed in cambio abbiamo ricevuto una classe politica inetta o in malafede che ha addirittura peggiorato i conti pubblici. Stiamo pagando tuttora perché ci è stato detto che l’Italia rischia il fallimento, però i nostri sacrifici per il bene del Paese dovevano essere corrisposti da un Governo tecnico coraggioso e capace di varare quelle riforme strutturali sfuggite alla politica. Invece disgraziatamente questi tecnici si stanno rivelando dei giganti nell’inasprimento fiscale e dei nani nel taglio della spesa pubblica. Aggiustano le cose alla vecchia maniera politica, ovvero con le tasse e senza alcuna vera riforma. Infatti le tensioni su conti pubblici, spread e crescita, non sono affatto diminuite. Chi prima osannava Mario Monti, i giornali economici americani ed inglesi e persino la BCE, ora si sta rendendo conto che nella bella e sfortunata Italy anche i bocconiani non riescono ad andare oltre a quanto già fatto, male, dalla politica. Probabilmente gli stessi Professori iniziano ad intravedere dei limiti nel loro Governo, altrimenti non avrebbero chiamato altri tecnici ad aiutarli. Ecco, davanti a questo triste spettacolo come possiamo continuare a pagare tutte le imposte che i vari Governi, politici o tecnici, si inventano periodicamente senza risanare peraltro nulla e sperare ancora che i nostri soldi dei quali disponiamo sempre meno servano davvero al miglioramento dei servizi pubblici e al rilancio della Nazione? Per giunta, con queste classi dirigenti? Quindi l’idea di Maroni della rivolta fiscale dovrebbe avere un seguito ed essere abbracciata da più settori del Paese per far comprendere al Palazzo che gli italiani non solo non vogliono, ma non possono proprio più sostenere il peso di questo fisco da Ddr. Naturalmente l’obiezione ad una o più tasse non può essere caratterizzata solo da un’esigua minoranza e chi come Roberto Maroni lancia una sfida simile deve assumersi tutte le responsabilità del caso. Prima ancora di parlare, un personaggio politico autorevole quale Maroni è deve avere almeno in parte la certezza di poter mobilitare un numero considerevole di cittadini e di offrire loro adeguata assistenza. Altrimenti il rischio è quello di mandare allo sbaraglio e fra gli artigli di Equitalia le persone. Piuttosto di fare la sparata fine a sé stessa, è meglio tacere. Lo sappiamo, la Lega, anche quella barbara e sognante, è politicante tanto quanto le forze che appoggiano il Governo Monti e il Carroccio ama dilettarsi spesso in boutade senza costrutto, ma, aldilà del suo partito, se Roberto Maroni dovesse giungere davvero a dare vita ad un qualcosa di serio, sarebbe utile appoggiarlo.</p></font></span>
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        <published>2012-05-04T10:40:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Sarkò, il male minore]]></title>
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          <![CDATA[
		  &nbsp;<font size=3><span>
<p align=justify>Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi è stato assai seguito in Italia e non poteva essere altrimenti. Pur con la poca simpatia che intercorre notoriamente fra noi e i nostri cugini d’Oltralpe, la Francia rimane il nostro principale vicino di casa ed uno dei più grandi ed importanti Paesi dell’UE che ora stanno gestendo, bene o soprattutto male, la crisi dell’Eurozona. Ciò che accade a Parigi può condizionare anche le nostre vite. Il risultato elettorale si è rivelato abbastanza in linea con le previsioni. Il socialista Hollande in testa, subito dopo un Sarkozy che arretra e però non crolla, infine l’exploit di Marine Le Pen che sarà determinante per il secondo turno. Molti vedono già Francois Hollande all’Eliseo, ma al ballottaggio il Presidente uscente potrebbe tranquillamente rimontare se gli elettori del Front National, obbligati a votare solo più per un moderato di destra come Sarkò o per un socialista, dovessero optare alla fine per il male minore e cioè Nicolas Sarkozy. I commenti delle forze politiche italiane non hanno brillato per lucidità e lungimiranza. Ecco, Bersani è già uno di quelli che, esultando, dà per scontato anche il secondo turno delle Presidenziali con l’ovvia vittoria di Hollande. Ma quantomeno il leader del PD è coerente: da uomo di sinistra festeggia legittimamente il vantaggio elettorale di un candidato di sinistra. Sono preoccupanti invece le reazioni di diversi esponenti del PdL. C’è chi non trattiene la propria soddisfazione per lo smacco subìto da Sarkozy e chi addirittura è felice per quel 20% conquistato dalla figlia di Jean-Marie Le Pen. Come dice l’On. Crosetto, qui serve uno psicologo o forse meglio ancora, uno psichiatra! Siamo tutti abbastanza d’accordo su quelle due o tre cose più importanti e pure più sgradevoli che riguardano Nicolas Sarkozy. Anzitutto, la “rupture” promessa è rimasta uno slogan elettorale proprio come quella rivoluzione liberale del nostro Silvio Berlusconi. Poi, senza alcun dubbio l’inquilino dell’Eliseo si è dimostrato spesso spocchioso e poco rispettoso verso il nostro Paese in primo luogo. Deridendo pubblicamente il Premier di un Paese UE, meritevole di molte critiche e però eletto in piena regola dagli italiani, Sarkozy ha fatto la figura dello statista mediocre e dotato di scarsa serietà istituzionale. Infine, la sudditanza evidente verso Angela Merkel e la sua politica di rigore che al massimo si rivela utile solo per la Germania. I limiti di Sarkò sono piuttosto noti, eppure qualche pregio nella figura politica del Presidente francese non manca. In un Paese tradizionalmente affetto da anacronistica grandeur, Nicolas Sarkozy è riuscito ad urtarsi meno, rispetto ai predecessori, con la NATO e gli USA, evitando di allontanare troppo le due sponde dell’Atlantico come invece accadde ai tempi del vecchio Chirac e della guerra in Iraq. I pidiellini che oggi fanno il tifo per Hollande, solo perché Sarkozy è un antipatico nanetto il quale si è permesso di sfottere il nostro Silvio, si sono per caso domandati cosa farebbe nello specifico Francois Hollande, il socialista Francois Hollande, una volta giunto all’Eliseo? Alcuni del PdL sono carenti di visione politica perché il socialista farebbe sicuramente molto peggio del pur detestabile marito di Carlà, (non molto simpatica anche lei, fra l’altro). Per ora Hollande promette di rivedere i Trattati europei perché, non essendo uno sprovveduto, fiuta l’aria euroscettica che sta investendo la Francia e che appunto ha consentito a Marine Le Pen di avanzare elettoralmente. Ma dopo aver preso il posto di Sarkozy, anche Hollande, stiamone pur certi, si uniformerà a Berlino per realpolitik o convenienza, adottando poi le peggiori politiche di sinistra e cioè più tasse, più spesa pubblica e più assistenzialismo peloso verso i fannulloni. Proprio ciò che non serve in questo momento alla Francia e al resto d’Europa. Infine le relazioni transatlantiche non saranno certamente migliori con un socialista alla Presidenza, a maggior ragione se Obama verrà sostituito dal repubblicano Mitt Romney. Dobbiamo sperare che gli elettori di Marine Le Pen siano dotati di maggiore buonsenso rispetto a taluni commentatori politici anche di casa nostra.</p></font></span>
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        <published>2012-04-26T11:00:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[PdN già vecchio]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  &nbsp;<font size=3><span>
<p align=justify>Pierferdinando Casini ha annunciato la nascita imminente del Partito della Nazione. Un contenitore centrista pensato per andare oltre all’UDC ed aggregare dietro ad un solo simbolo anche FLI e API. Quindi oltre allo stesso Terzo Polo ed insieme a tecnici, politici, sindacalisti intelligenti, imprenditori illuminati, per affrontare il dopo-Monti e le prossime Politiche. I sindacalisti stupidi e gli imprenditori oscuri rimangano pure con il PdL o il PD. Battute a parte, Casini spera di imbarcare alcuni degli attuali Ministri del Governo Monti se non proprio Monti stesso. Altresì, oltre a Fini e Rutelli, il leader dell’UDC tenta di allargarsi ad eventuali delusi o frondisti del PdL e del PD.</p>
<p align=justify></p>
<p align=justify>Confessiamo di apprezzare la denominazione “Partito della Nazione”. Essa sarebbe perfetta per un moderno partito di centrodestra. Però il nuovo soggetto politico annunciato da Casini probabilmente avrà un altro nome. Rutelli ha già fatto sapere di non gradire l’idea di ritrovarsi in un PdN e pure Bocchino di FLI pensa ad altre sigle. Forse un partito che si richiama alla Nazione puzza troppo di destra. Casini, nello stagno della politica italiana sempre più comatosa, ha voluto prendersi il proprio spazio e dare un segno di vitalità, facendo però un annuncio in perfetto stile berlusconiano e cioè in solitudine e senza concordare modi e tempi con gli alleati. Non si offenda il caro Pier se lo tacciamo di berlusconismo peraltro a scoppio ritardato, ma l’annuncio del PdN non è poi tanto diverso dal predellino del PdL. Infatti tanto i finiani quanto i rutelliani hanno accolto l’uscita del Partito della Nazione con palese freddezza e non solo a causa dell’ipotetica ragione sociale del nuovo contenitore centrista. Italo Bocchino si è spinto ad affermare che sono cose interne all’UDC e addirittura non riguardano Futuro e Libertà. Granata ha detto di non aver fatto la guerra a Berlusconi per poi farsi comandare da un altro Cesare, per giunta in scala ridotta. E’ evidente come Fini e Rutelli non siano stati prima consultati. Non è un inizio promettente per i tre galli che in teoria dovrebbero prossimamente convivere nel medesimo pollaio. La novità è più nella boutade dal sapore berlusconiano di Pierferdy che nell’idea in sé del Partito della Nazione. Casini parla di questo ed azzera i vertici UDC da anni, ma finora non è andato molto oltre al caro e vecchio scudocrociato. Staremo a vedere! Al momento ciò che è sicuro è l’odore di vecchio dei contenuti della politica casiniana. Come dicevamo, il nome dell’eventuale nuovo partito è bello e diviene suggestivo parlarne, però qui la possibilità è quella di un bel vestito indossato da una racchia. Pierferdinando Casini si dice da tempo cattolico-liberale, ma spesso ha dimostrato e dimostra di essere solo democristiano. Poteva Pier, una volta staccatosi da Berlusconi e Bossi, impegnarsi per quel PPE italiano, popolare e liberale, alternativo alle sinistre, eppure ha preferito sistemarsi al centro con la vetusta politica dei due forni, contribuendo a rendere perpetui quei viziacci nazionali che dalla Prima Repubblica ai giorni nostri hanno sempre limitato ogni potenzialità dell’Italia. Avrebbe poi potuto e dovuto Pier, ricostruire con Fini un moderno centrodestra distinto e distante dal PdL-Lega, ma è divenuto invece la guardia del corpo di Mario Monti ed uno dei più impegnati difensori delle politiche recessive e del terrorismo fiscale. Tante tattiche e strategie, magari furbastre e però dannose proprio per quella Nazione in nome della quale si vorrebbe costituire un nuovo partito.</p></font></span>
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        <published>2012-04-23T07:51:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Un vuoto a destra]]></title>
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		  &nbsp;<font size=3><span>
<p align=justify>Il lato destro del panorama politico italiano, perlomeno dalla nascita della Repubblica, è sempre stato animato da non poche contraddizioni invece assenti in numerose democrazie occidentali, ma costantemente occupato da forze politiche di rilevanza nazionale. Il principale partito di destra nella Prima Repubblica fu ovviamente il MSI-DN nel quale non mancavano di certo dei conservatori classici, presenti in maggioranza in quasi tutte le destre democratiche d’Occidente, ma dove alla fine prevaleva spesso il richiamo della foresta “sociale” o meglio, parasocialista. Qualcosa di destra, (intendendo sempre con tale termine quell’insieme di istanze conservatrici, nazionali, liberali e non già determinate ideologie totalitarie), veniva pronunciato pure da minoranze del PLI e della DC. Poi è venuto il momento della doverosa trasformazione del MSI in AN e della nascita del centrodestra berlusconiano. In vent’anni di cosiddetta Seconda Repubblica, Berlusconi, Bossi, Fini e Casini, sono riusciti a dare rappresentanza ad un blocco sociale di italiani, pur senza sapere o volere costruire un partito adatto per questa massa, capace di durare oltre ai singoli leader come i partiti conservatori del mondo anglosassone o contenitori ampi tipo il Partito Popolare spagnolo. Oggi? Beh oggi non vi sono nemmeno più le contraddizioni, bensì un vuoto desolante. Il centrodestra dell’inizio, (l’ala liberale di FI, la destra nazionale di AN, i cattolici dell’UDC, i federalisti della Lega), è ormai solo più un ricordo sbiadito. C’è il PdL che non è più centrodestra, ma un centro schiacciato su Monti che magari userà prossimamente qualche tono forte per recuperare alcuni elettori leghisti disorientati, ma appare comunque complice di questi tecnici i quali, fra tasse e false riforme, si stanno rivelando uguali ai peggiori politici. FLI avrebbe potuto essere la destra liberale, però si è perso fra la retorica istituzionale di Fini e i voli pindarici dei Granata e delle Perina di turno. Casini è il solito democristiano e la Lega sta concludendo la propria esistenza in maniera più che pessima. Il problema non è tanto il tramonto di alcuni leader e partiti che non meritano di essere compianti, ma un elettorato di destra o centrodestra il quale è adesso confuso ed arrabbiato. Quando il popolo è arrabbiato dimentica di essere di destra o di sinistra, è arrabbiato e basta! Perciò si rifiuta di votare oppure va ad alimentare certa antipolitica che non è affatto migliore della politica. Swg ha prodotto dei sondaggi allarmanti che attribuiscono al movimento di Beppe Grillo addirittura il 7%. Il comico andrebbe a pescare nell’elettorato leghista che già votava il partito di Bossi per pura protesta. Ma una parte degli elettori del Carroccio ama battaglie politiche tipicamente di destra che infatti la Lega ha spesso cavalcato, seppure a modo suo. Pensiamo solo alla tolleranza zero verso immigrati clandestini e criminalità in generale, via via abbandonata dagli eredi del MSI. Proprio dalla crisi della Lega Nord in primis come anche dalla paralisi di FLI e dall’immobilismo del PdL, emerge un grande vuoto a destra.</p>
<p align=justify></p>
<p align=justify>Forse è venuto il momento di colmare questo vuoto con una nuova destra plurale capace di intercettare tutti i delusi dell’ormai vecchio centrodestra inventato da Berlusconi, parlando il linguaggio della chiarezza. Una destra democratica non deve usare né il politichese ipocrita, caro anche a molti pidiellini allattati dalla Prima Repubblica, né il populismo antipolitico. Bisogna essere rassicuranti dinanzi all’Italia che lavora e produce nonostante tutto, ma spietati verso tutte quelle incrostazioni, partitocratiche e sindacatocratiche, che hanno reso l’Italia esausta ed incapace di guardare al proprio futuro. Si sente la necessità di un nuovo soggetto politico che, pur ospitando sensibilità diverse, riesca a trovare una sintesi e un’identità pienamente occidentale, quindi nazionale e liberale, dimenticando i tentennamenti del passato. Certo, sarebbe meglio non creare ulteriori partiti e portare delle idee nuove all’interno di contenitori già esistenti come il PdL, ma la situazione italiana è quella che è e in ciò che già esiste non vi sono spazi e aperture mentali per determinati miglioramenti. Senza dubbio non ci sono in circolazione molti coraggiosi disposti non a rifondare semplicemente AN, ma a dare vita ad una destra nazionale e democratica ancor più certa di una propria identità rispetto al partito nato a Fiuggi parecchi anni fa. Qualche ex-AN ora nel PdL, a dire il vero ci sta pensando, ma non sappiamo con quanta convinzione. Per il momento a destra, oltre al vuoto lasciato dai partiti più grandi, vi è solo Storace. La Destra è una formazione di modeste dimensioni che si attesta su una percentuale elettorale del 2%, probabilmente destinata a non mutare nemmeno di fronte al terremoto politico che sta distruggendo la Lega. Però essa potrebbe avere delle potenzialità maggiori se solo l’ex-Governatore del Lazio scegliesse di non limitarsi soltanto alla retorica “sociale” di missina memoria ed allargasse il proprio partito agli interessi legittimi delle Pmi e delle partite IVA, illuse prima da Berlusconi e Bossi e soffocate dopo da Mario Monti. Per la difesa di un’idea vecchia dell’Italia, dell’assistenzialismo peloso non più sostenibile e dei già garantiti, ci pensa la sinistra. </p></font></span>
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        <published>2012-04-17T10:35:00Z</published>
        <updated>2012-04-17T10:35:00Z</updated>
        
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              RobertoPenna
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        <title type="html"><![CDATA[Tutti per Mitt]]></title>
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		  &nbsp;<font size=3><span>
<p align=justify>Lo sfidante repubblicano di Barack Obama sarà Mitt Romney. L’ex-Governatore del Massachusetts si trovava già ampiamente in vantaggio sul piano degli Stati aggiudicati e soprattutto dei delegati conquistati, ma il ritiro dalla campagna elettorale di Rick Santorum, il concorrente più temibile, mette la parola fine a queste Primarie e spiana la strada all’esponente politico mormone. Spiace che Santorum si debba arrendere a causa di una figlia gravemente malata e non di una normale sconfitta politica, ma ora non devono esistere più alibi o dubbi per nessuno. Mitt Romney sarà il candidato del GOP alla Casa Bianca e tutte le componenti del partito dell’Elefante dovranno ricompattarsi attorno a lui se vorranno impedire davvero la riconferma di Obama per altri quattro anni. Chi ha sempre detestato la figura politica del Presidente, dovrebbe comunque preferire un repubblicano moderato ad un democratico “tassa e spendi”. Anche Romney, dal canto suo, dovrà lavorare con impegno per riuscire a farsi amare da tutti gli anti-Obama. Però il dado è tratto ormai e rimangono solo due strade, anche per quei conservatori tuttora scettici: far convergere ogni sforzo a favore di Romney oppure rassegnarsi al permanere dello status-quo. </p></font></span>
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        <published>2012-04-13T08:12:00Z</published>
        <updated>2012-04-13T08:12:00Z</updated>
        
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              RobertoPenna
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        <title type="html"><![CDATA[The family]]></title>
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		  &nbsp;<font size=3><span>
<p align=justify>Il blog riparte dopo una pausa e siamo costretti ad occuparci dello tsunami che sta devastando la Lega Nord. Siamo ancora piuttosto increduli perché non avremmo mai immaginato una crisi così repentina che ha obbligato addirittura Umberto Bossi ad un passo indietro e sta facendo fare al Carroccio quasi la stessa fine del PSI di Craxi. Sapevamo che la Lega era un imbroglio politico compreso fra spinte anti-italiane e sbandamenti bertinottiani, (su questo blog ne abbiamo parlato spesso), ma non pensavamo affatto che i vertici leghisti gestissero la cassa del partito per soddisfare le loro esigenze personali e familiari. Qualcosa di grave ci deve essere per forza se Bossi e pure il Trota hanno ritenuto opportuno farsi da parte. Il Senatur non gettò la spugna neppure di fronte a pesanti problemi di salute e se ora ha deciso di lasciare il trono al triumvirato è perché è ben consapevole che quanto scoperchiato da tre Procure d’Italia non corrisponde solo ad un complotto romano. Emerge l’immagine di una Lega che non è soltanto uguale agli altri, bensì è persino peggiore dei partiti di Roma ladrona. I tangentari della Prima Repubblica rubavano per il partito, nella Lega si ruba per ristrutturare l’abitazione privata e sistemare i figli.</p></font></span>
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        <published>2012-04-10T07:44:00Z</published>
        <updated>2012-04-10T07:44:00Z</updated>
        
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              RobertoPenna
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