In Italia ogni tanto si sente il bisogno di discutere e magari anche di litigare circa la legge elettorale. Certo, la nostra brillante classe politica, in vent’anni di transizione incompiuta, non è mai riuscita a delineare regole elettorali per i partiti, quantomeno decenti, capaci di garantire governabilità e di durare nel tempo. Figurarsi poi legare la riscrittura della legge elettorale ad un pacchetto organico di riforme istituzionali. Le poche cose fatte in questo campo, dopo il crollo della cosiddetta Prima Repubblica, si sono rivelate di scarso respiro ed ogni legge elettorale messa in pratica durante il ventennio perduto, si è sempre dimostrata peggiore della precedente. Quando gli italiani credevano davvero in un reale cambiamento e quindi si sarebbe potuto costruire addirittura il bipartitismo, venne istituito il Mattarellum, ovvero un mix di maggioritario e proporzionale che nel tempo, invece di semplificare, ha moltiplicato il numero dei partiti e reso sempre più ingovernabile l’Italia. Poi è arrivato il mitico Porcellum scritto dall’altrettanto mitico Calderoli, il quale ha solo prodotto liste piene di incapaci lacchè ed ha levato parecchio potere di scelta agli elettori, ma come il suo predecessore, non ha affatto rafforzato la stabilità dei Governi. Le ultime elezioni politiche del 2008 hanno in effetti semplificato il quadro parlamentare, ma la spinta è venuta più dagli italiani che non hanno voluto disperdere il proprio voto che dal Porcellum. In ogni caso, i fenomeni della Casta sono riusciti successivamente a sciupare il responso delle urne. Ora tutti riconoscono, a partire dal PdL, come il Porcellum sia davvero una porcata e pare ci sia l’intenzione generale delle forze politiche di superare l’attuale legge elettorale. I partiti hanno del tempo libero in questa fase in cui le grane più urgenti e rognose vengono affrontate dai tecnici di Mario Monti. Non è un male che vi sia la volontà, per ora solo annunciata, di riscrivere le regole del gioco, ma rischiamo di veder arrivare l’ennesimo papocchio, considerati i risultati del passato. Non è stato possibile avere una legge accettabile nel corso di quasi venti e lunghi anni e i nostri politici, bolliti ormai e relegati in un angolo dai tecnici, dovrebbero riuscire ora a scrivere qualcosa di sensato? Comunque, mai dire mai.
Il PdL ha avviato un giro di consultazioni con il resto del panorama politico italiano e pure con quelle forze attualmente non presenti in Parlamento come La Destra di Storace e Rifondazione Comunista. Ieri la delegazione pidiellina si è incontrata con i leghisti e i rappresentanti del PD. Le parole pronunciate al termine del vertice PdL-PD potrebbero far ben sperare, se solo questo Paese non avesse già visto troppi fallimenti e promesse mancate. I due maggiori partiti italiani hanno rilanciato l’impegno per una riforma che tenga conto di un assetto bipolare della democrazia e i più maliziosi hanno subito pensato che Berlusconi da una parte e Bersani dall’altra, vogliano fregare Lega, Terzo Polo e IdV per imporre quel bipartitismo che sembra continuamente alle porte e però non arriva mai. Alcuni si sono agitati perché il Cavaliere, guardacaso poco prima dell’incontro PdL-PD, ha attaccato i partiti più piccoli e la frammentazione che non produce mai nulla di buono. Noi diciamo: magari il Popolo della Libertà e il Partito Democratico avessero il coraggio di accordarsi in maniera forte, inventando l’antidoto capace di eliminare una volta per tutte la cronica balcanizzazione della politica di questo Paese. Tutto ciò ovviamente a patto che il PdL cessi di essere soltanto una cosa di Silvio e il PD inizi a far parlare anche chi non si fa dettare l’agenda dalla CGIL. Temiamo però che manchino sia il coraggio che le idee chiare. Questi due giganti dai piedi d’argilla avrebbero dovuto e potuto modernizzare la politica italiana già dopo le Politiche del 2008, ai tempi del cosiddetto Veltrusconi, invece siamo giunti al Governo dei Professori. A questo punto, francamente, sarebbe già un successo se i contatti fra i partiti producessero perlomeno una formula chiara e non un ulteriore pasticcio frutto di bassi interessi di bottega, da dover magari essere cancellato fra qualche anno. Non possiamo proprio diventare americani o inglesi? Allora si prenda esempio da quei sistemi proporzionali corretti che funzionano bene in Spagna o in Germania.